Le conversazioni del GSCP

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MARZO 2022 venerdì 25 marzo h 17 - online

Francesca Piazza (Univ. di Palermo), Violenza e linguaggio

Paola Tenchini, Aldo Frigerio (Univ. Cattolica di Milano), Slur e discorso riportato

Mauro Serra (Univ. di Salerno), Retorica e violenza: il lato oscuro della comunicazione

Abstract

Francesca Piazza (Univ. di Palermo), Violenza e linguaggio Il fatto di essere animali che parlano rende specifico il nostro modo di fare violenza? Il possesso del logos è davvero, come vuole una lunga e radicata tradizione del pensiero occidentale, l’alternativa specificamente umana alla forza bruta? Il mio intervento ruoterà intorno a queste domande, cercando di mettere a fuoco il nesso antropologico tra violenza e linguaggio. A partire dal riconoscimento della natura ambivalente del linguaggio, insieme arma da taglio e filo di sutura, mi concentrerò sul ruolo delle parole nella realizzazione della violenza umana, tanto fisica quanto verbale. Proverò così a mostrare che nella forma di vita umana questi due tipi di violenza sono strettamente intrecciati. Isolare il fenomeno della “violenza verbale” al piano esclusivamente linguistico, senza inserirlo nel contesto più ampio delle pratiche sociali, impedisce infatti di comprendere come e perché le parole possano diventare potenti armi distruttive.

Paola Tenchini, Aldo Frigerio (Univ. Cattolica di Milano), Slur e discorso riportato Gli slur sono termini ingiuriosi che veicolano un atteggiamento denigatorio da parte dei parlanti nei confronti di una classe target, anche quando sono indirizzati a un singolo individuo. Le caratteristiche prese a bersaglio tramite l’uso di questi termini possono riguardare la razza, la provenienza, l’orientamento sessuale, la religione, lo stato di salute fisica o mentale, la professione ecc. La semantica degli slurs è composita: consiste di una componente denotativa e di una componente connotativa denigratoria. Quest’ultima, non presente nel termine neutro corrispondente, viene variamente interpretata nella letteratura scientifica. Le singole teorie fanno anche previsioni diverse circa la conservazione del potenziale offensivo di queste espressioni nei discorsi riportati e l’attribuzione della responsabilità dell’atto di slurring. La questione centrale è infatti la seguente: chi riporta un discorso contenente uno slur esprime disprezzo, odio ecc. nei confronti del target oppure no? È sufficiente segnalare l’alterità discorsiva tramite strategie (con)testuali, segnali discorsivi verbali o non, per attribuire la responsabilità del contenuto denigratorio al solo locutore riportato? Per riflettere su questi aspetti presenteremo i risultati di una indagine empirica in cui veniva chiesto agli intervistati di valutare l’offensività di frasi in cui comparivano slurs e altri peggiorativi all’interno di un contesto di riporto. I risultati permetteranno di trarre conseguenze sulle diverse teorie della semantica degli slurs.

Mauro Serra (Univ. di Salerno), Retorica e violenza: il lato oscuro della comunicazione Sebbene sia recentemente emersa una significativa tendenza a sviluppare una filosofia del linguaggio non 'ideale' (e.g. Beaver-Stanley, 2019), che prenda in considerazione il linguaggio come pratica ‘situata’ da un punto di vista sia sociale che politico (con tutto ciò che questo comporta), il contributo che la retorica potrebbe fornire all’elaborazione consapevole di una prospettiva del genere risulta ancora largamente sottostimato. In questo contributo cercherò invece di mostrare che non solo la retorica è il primo dispositivo (in senso foucaultiano) mediante cui la tradizione occidentale ha cercato di fornire una cornice teorica ai rapporti tra linguaggio e violenza, ma anche che, opportunamente interrogata, essa continua ad offrire spunti e sollecitazioni di straordinaria utilità.

info: dovetto@unina.it; maria.roccaforte@uniroma1.it

 

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